Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo: perché un giudizio non esaurisce una persona
Una sentenza e un romanzo si occupano di persone attraverso linguaggi diversi. Accostare questi linguaggi può essere utile, purché non si chieda alla letteratura di sostituire ciò che appartiene ad altri ambiti. Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo, pubblicato da Sensibili alle Foglie, offre l’occasione per una riflessione culturale sul rapporto fra responsabilità individuale, identità e giudizio sociale.
Il libro nasce dall’esperienza dell’autore come insegnante nel carcere maschile di Velletri. Non parte quindi da una questione astratta: al centro ci sono le relazioni che si costruiscono durante le lezioni e le domande che quegli incontri fanno emergere. Il riconoscimento ricevuto dal Premio Publio Virgilio Marone, nella sezione Narrativa edita, riporta l’attenzione su questo punto di osservazione.

Responsabilità e identità non sono la stessa domanda
Parlare della complessità di una persona non significa avere già risposto alla questione della sua responsabilità. Le due dimensioni possono essere considerate insieme senza confonderle. È uno dei nodi richiamati dalla presentazione del romanzo: le persone portano fragilità e contraddizioni che resistono a una definizione unica, mentre il giudizio sociale tende spesso a cercare categorie immediate.
La narrativa può soffermarsi proprio su questa tensione. Può chiedere come cambia uno sguardo quando incontra qualcuno, quali aspettative precedono il rapporto e che cosa accade quando quelle aspettative non bastano più. È un lavoro sull’osservazione e sulle relazioni, che mantiene aperte domande differenti da quelle a cui risponde la ricostruzione di un fatto.
L’aula introduce un’altra prospettiva sulla detenzione
In Gargoyle l’incontro con gli studenti detenuti mette alla prova anche il docente. Le lezioni diventano il luogo dal quale osservare parole, gesti e silenzi, insieme alla distanza fra il progetto educativo e le possibilità concrete di attuarlo. La reclusione entra così nel racconto attraverso un’esperienza specifica di insegnamento.
Questa scelta di prospettiva conta. Chi entra per trasmettere conoscenze scopre di dover comprendere meglio le persone e il contesto in cui si trova. La posizione del docente non rimane al riparo dalle domande che rivolge agli altri. L’educazione appare come una relazione in cui anche le convinzioni di chi insegna possono essere sottoposte a revisione.
Il giudizio continua oltre il tempo della pena
Fra i temi dell’opera c’è il reinserimento, con lo sguardo della società che resta da affrontare dopo la conclusione della pena. Qui la discussione si sposta sul riconoscimento sociale: quali possibilità di cambiamento siamo disposti a considerare quando pensiamo a una persona attraverso il suo passato?
È una domanda che il romanzo permette di avvicinare sul piano umano. Non richiede di immaginare soluzioni automatiche né di attribuire al libro proposte che non sono state indicate. Invita invece a interrogare il rapporto fra ciò che sappiamo di qualcuno e tutto ciò che crediamo di poterne dedurre.
Ling, Damir ed Ernesto sono i personaggi citati nella presentazione, attraversata da maschere, vulnerabilità e contraddizioni. Il dolore convive con l’ironia e con momenti di leggerezza. Anche questa pluralità emotiva contribuisce a tenere distinta una condizione personale dall’idea che essa possa spiegare ogni aspetto di un individuo.
Il premio e la circolazione del racconto
La consegna del Premio Publio Virgilio Marone è prevista a Napoli il 14 novembre 2026. Intanto il romanzo è disponibile anche in traduzione inglese con il titolo Behind the Law. L’accesso per lettori anglofoni amplia le possibilità di confronto su dignità, esclusione ed educazione, a partire da una storia radicata in Italia.
Vassalluzzo, cresciuto nel Cilento e laureato in Lettere Moderne e Psicologia Clinica, insegna Italiano e Storia all’Istituto Superiore Sandro Pertini di Genzano. Il suo percorso aiuta a situare l’attenzione per il linguaggio e le relazioni. Gargoyle porta questa attenzione verso una domanda esigente: come riconoscere la complessità umana mentre si continua a prendere sul serio la responsabilità?
